Manifattura fiorentina

Reliquiario di S. Leonardo

Ultimi decenni del XIV, inizi del XV secolo
rame dorato, sbalzato, cesellato e inciso; parti a fusione;
Vetro, velluto rosso. altezza cm.39
Sul cartiglio all' interno della teca la scritta S.LEONARDI, in inchiostro nero, indica la reliquia ivi conservata

.

zoom

L’attuale utilizzo sacro dell’opera quale arredo contenente le reliquie del santo titolare della pieve risale ad un’epoca antica, che potrebbe non coincidere con l’originale destinazione. Infatti e probabile che questo manufatto, come altri coevi di analoga tipologia, fosse inizialmente utilizzato come ostensorio, vaso sacro affermatisi nel Trecento e nel secolo successivo, parallelamente alla diffusione della pratica di ostensione del sacramento durante la messa, ratificata dal concilio di Vienna del 1311 – 1312. Un suggestivo riferimento iconografico ad una miniatura attribuita alla tarda attività di Andrea di Bartolo, che confermerebbe l’ipotesi indicata legando questa tipologia di arredo alle prime forme di ostensorio, è stato proposto da Marco Collareta; ma anche alla metà del Quattrocento possiamo trovare raffigurazioni di oggetti strutturalmente simili al reliquiario di san Leonardo utilizzati quali ostensori, come possiamo vedere nella predella con La profanazione dell’ostia consacrata, eseguita da Paolo Uccello fra il 1467 ed il 1469. La chiara ascendenza gotica del reliquiario, che presenta una base mistilinea poliloba, rialzata su gradino con modanature e dentelli da cui si sviluppa un fusto allungato a sezione esagonale, è espressa dalla teca a tempietto cuspidato aperta con archetti trilobati sostenuti da colonnine. Il fusto, interrotto da un nodo centrale liscio e schiacciato ai poli, a doppia cornice, si sviluppa in modo decisamente allungato e slanciato nella parte superiore, la quale non ci sembra incongruente o rimaneggiata rispetto all’insieme dell’opera, comunque protesa, nella sua snellezza, ad accentuare il verticalismo tipico delle architetture dell’epoca. Viceversa un probabile rifacimento è da rilevare sia nelle cerniere della teca, sia nell’improbabile globo con crocetta apicale, estremamente lontano dalle tipiche croci a terminazioni polilobe, solitamente utilizzate in arredi coevi, sia, infine, nei raccordi esagonali della parte superiore del fusto, dei quali non convince l’assenza di decorazioni che contrasta con i motivi geometrici della sezione inferiore. La delicata incisione di racemi a foglie di quercia su fondo puntinato occupa il piede ed il coperchio integrandosi con l’elegante cuspide, espressione di una micro-architettura gotica, caratterizzato da una spiccata verticalità della partitura a sezioni triangolari, dai gattucci rampanti e dalla superficie interna fittamente segnata da un motivo a rete. Evidenti analogie possono essere istituite con elementi strutturali e decorativi facenti parte della facciata del Duomo di Siena piuttosto che di quello di Orvieto, con l’avvertenza che queste esplicite corrispondenze fra architetture espresse nelle oreficerie ed edifici reali non dovrebbero essere interpretate come se l’arte orafa riproducesse ‘in piccolo’ modelli da altri elaborati. Infatti è un dato critico ormai consolidato il rapporto osmotico fra pittura, scultura, architettura ed oreficeria nell’epoca gotica, segnata dalla profonda unità delle arti, espressione di una visione organica della cultura figurativa. I confronti più pertinenti per struttura e concezione architettonica avvicinano l’opera della pieve di San Leonardo ad arredi di ambito senese e fiorentino. Fra questi ricordiamo il reliquiario in argento del tesoro di Santa Maria della Scala, l’ostensorio della chiesa di Santa Maria Assunta a Staggia e quello conservato nel Museo Nazionale del Bargello, già appartenente alla collezione Carrand. È evidente l’analogia del linguaggio espressivo che denuncia, nel piede, nel fusto e nelle architetture del ricettacolo, un comune riferimento alla cultura gotica tre-quattrocentesca, anche se l’arredo di Cerreto risulta differenziato per la minore ricchezza, che lo qualifica come una replica più modesta e semplificata, la quale non permette una precisa identificazione dell’area di provenienza. Così, pur privilegiando un sostanziale riferimento alla oreficeria fiorentina che, del resto, era fortemente rappresentativa delle tendenze stilistiche dell’epoca, occorre anche ricordare altri esempi di produzione umbro-senese ed aretina, particolarmente vicini al reliquiario di san Leonardo per la semplicità dello schema compositivo della teca in cui non sono sviluppate quelle forme più articolate e complesse, simili ai particolari architettonici degli edifici, espressi nelle opere di maggiore livello qualitativo.