Manifattura toscana

Reliquiario a cupola

1577
Olio su tela, cm 218 x 152

Ultimi decenni del XVI secolo
Rame dorato, sbalzato, cesellato ed inciso; parti a fusione; vetro, velluto rosso; sole raggiato in tessuto azzurro e nastri dorati altezza cm. 41

sul cartiglio in pergamena all'interno della teca sono scritte, in inchiostro nero, le parole riferite alle reliquie: DE COLUMNA FLAGELLATIONIS D.N.J. CHRISTJ e EX SUBUCULA B. V. MARIAE. La teca in vetro è chiusa da un sigillo in ceralacca rosso.

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Il reliquiario con foggia a tempietto impostato su fusto a vaso e piede a sezione circolare costituisce un'evidente ripresa, secondo moduli convenzionali, di modelli architettonici rinascimentali. Infatti l'arredo evoca, strutturalmente, tipologie cinquecentesche, diffuse in ambito toscano ed appartenenti a quel momento del gusto in cui le riflessioni teoriche condussero alla progettazione di edifici di culto a pianta centrale.

Questa forma di contenitore, spesso utilizzata anche per ostensori od arredi fissi, come tabernacoli o cibori d'altari, è per consuetudine riservata ad importanti reliquie relative la Passione di Cristo, quali la spina, la croce o, come in questo caso, la colonna della flagellazione." Al contrario non convince l'inserimento della reliquia della Beata Vergine Maria nell'originario arredo: è probabile che essa sia stata collocata in un secondo momento, forse nel XVIII, secolo insieme al sole raggiato ed alla chiusura in ceralacca fermata da un nastrino rosso. La teca in vetro è costruita con arcatine a tutto sesto che poggiano su strutture architettoniche segnate da semplici modanature, esili colonne alternate a capitelli sospesi. La cupola ad embricazioni, partita in quattro sezioni definite da costoloni e sormontata dalla lanterna richiama la tradizione cinquecentesca rievocando modelli brunelleschiani: la semplice crocetta apicale è stata, probabilmente, aggiunta in epoca successiva. L'impostazione del piede circolare, appena rialzato su cornici digradanti, e del fusto, segnato dal nodo principale a vaso racchiuso da raccordi discoidali, permette di circoscrivere la datazione agli ultimi decenni del XVI secolo, cronologia confermata dall'analisi degli ornati, una sequenza di minuti girali vegetali, sommariamente incisi sulla base e sul sottocoppa, uniti alle doppie baccellature, intercalate da piccole scaglie nella parte superiore del nodo centrale. Rispetto alla datazione appare più difficile definire con certezza l'ambito produttivo, per il quale non sono ipotizzabili maggiori precisazioni rispetto ad un generico riferimento ad una manifattura toscana, poiché la struttura ed il lessico decorativo sono comuni a botteghe operanti in differenti centri, nei quali circolavano repertori ed esempi di modelli, che costituirono la fonte di ispirazione per i singoli artefici. Così possiamo trovare puntuali confronti in varie città, accomunati dalle stesse tipologie di teca, che abbandonando lo schema esagonale per quello circolare, segnato da paraste, ricordano le strutture architettoniche rinascimentali. Due esempi, in area fiorentina, interessanti poiché databili, rispettivamente, agli opposti estremi del XVI secolo, sono rappresentati dal Relíquiarío di San Callisto nella chiesa di Ognissanti a Firenze e dal Reliquiario della Santa Croce, arredo di grandissimo livello qualitativo eseguito nel 1590 da Egidio di Francesco Leggi per Cattedrale di Prato. Anche in ambito aretino possiamo citare un ostensorio a tempietto, databile al XVI secolo, e conservato nel Museo statale d'Arte medievale e moderna, recentemente presentato in una mostra di oreficeria italiana tenutasi a Buenos Aires.