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Il reliquiario con foggia a tempietto
impostato su fusto a vaso e piede a sezione circolare costituisce
un'evidente ripresa, secondo moduli convenzionali, di modelli
architettonici rinascimentali. Infatti l'arredo evoca,
strutturalmente, tipologie cinquecentesche, diffuse in ambito toscano
ed appartenenti a quel momento del gusto in cui le riflessioni
teoriche condussero alla progettazione di edifici di culto a pianta
centrale.
Questa forma di contenitore, spesso utilizzata
anche per ostensori od arredi fissi, come tabernacoli o cibori
d'altari, è per consuetudine riservata ad importanti reliquie
relative la Passione di Cristo, quali la spina, la croce o, come in
questo caso, la colonna della flagellazione." Al contrario non
convince l'inserimento della reliquia della Beata Vergine Maria
nell'originario arredo: è probabile che essa sia stata collocata in
un secondo momento, forse nel XVIII, secolo insieme al sole raggiato
ed alla chiusura in ceralacca fermata da un nastrino rosso. La teca in
vetro è costruita con arcatine a tutto sesto che poggiano su
strutture architettoniche segnate da semplici modanature, esili
colonne alternate a capitelli sospesi. La cupola ad embricazioni,
partita in quattro sezioni definite da costoloni e sormontata dalla
lanterna richiama la tradizione cinquecentesca rievocando modelli
brunelleschiani: la semplice crocetta apicale è stata, probabilmente,
aggiunta in epoca successiva. L'impostazione del piede circolare,
appena rialzato su cornici digradanti, e del fusto, segnato dal nodo
principale a vaso racchiuso da raccordi discoidali, permette di
circoscrivere la datazione agli ultimi decenni del XVI secolo,
cronologia confermata dall'analisi degli ornati, una sequenza di
minuti girali vegetali, sommariamente incisi sulla base e sul
sottocoppa, uniti alle doppie baccellature, intercalate da piccole
scaglie nella parte superiore del nodo centrale. Rispetto alla
datazione appare più difficile definire con certezza l'ambito
produttivo, per il quale non sono ipotizzabili maggiori precisazioni
rispetto ad un generico riferimento ad una manifattura toscana, poiché
la struttura ed il lessico decorativo sono comuni a botteghe operanti
in differenti centri, nei quali circolavano repertori ed esempi di
modelli, che costituirono la fonte di ispirazione per i singoli
artefici. Così possiamo trovare puntuali confronti in varie città,
accomunati dalle stesse tipologie di teca, che abbandonando lo schema
esagonale per quello circolare, segnato da paraste, ricordano le
strutture architettoniche rinascimentali. Due esempi, in area
fiorentina, interessanti poiché databili, rispettivamente, agli
opposti estremi del XVI secolo, sono rappresentati dal Relíquiarío
di San Callisto nella chiesa di Ognissanti a Firenze e dal Reliquiario
della Santa Croce, arredo di grandissimo livello qualitativo
eseguito nel 1590 da Egidio di Francesco Leggi per Cattedrale di
Prato. Anche in ambito aretino possiamo citare un ostensorio a
tempietto, databile al XVI secolo, e conservato nel Museo statale
d'Arte medievale e moderna, recentemente presentato in una mostra di
oreficeria italiana tenutasi a Buenos Aires.
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