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Il parato, composto di pianeta e stola, può
essere attribuito a qualche manifattura lionese e stilisticamente si
può circoscrivere alla metà del Settecento. Il disegno che
caratterizza il tessuto, quasi essenziale nella sua definizione, ma
raffinatissimo nel gusto cromatico e nella resa dei più minuti
dettagli, risente delle due tipologie di successo di quel periodo:
quella ‘Revel’ e quella ‘a meandro’.
Sono scomparsi i merletti e i bouquets
floreali tipici di quest’ultima tipologia, sostituiti ora da fiori e
foglie stilizzati nella forma, ma accuratamente definiti da sfumature
delicatissime sui toni del verde, rosso, viola e azzurro,
realizzabili solo con il point-rentrè, una tecnica ideata dal
tessitore lionese Jean Revel intorno al 1730 che permise di ottenere
su una superficie piana come quella di un tessuto la terza dimensione.
Anche gli effetti di controfondo - resi attraverso l’opera di una
trama liseré - confermano l’attribuzione alla metà del secolo. Da
notare come nel nostro esemplare l’opportunità di creare questa
ulteriore decorazione sia data dall’ampia superficie lasciata libera
dal disegno, che nella sua linearità appare di una estrema
raffinatezza e molto influenzata dal gusto e dai repertori ornamentali
dell'Oriente.
La pregevolezza del parato è anche
sottolineata dal merletto a doppio ventaglio, in oro filato e
lamellare, eseguito con la tecnica a fuselli. Nonostante tutto, al
parato sono stati apportati dei ‘restauri’ un po’ arbitrari -
fenomeno piuttosto frequente nel settore degli arredi tessili - come
la sostituzione non solo della croce anteriore della pianeta con un
tessuto moderno, ma anche della fodera originale con un’altra più
recente e oltretutto cucita a macchina. Gli arredi tessili, in passato
scarsamente considerati, sono stati quelli che hanno subìto i danni
maggiori: molto più delicati di altri oggetti venivano manomessi più
volte per renderli portabili oppure si bruciavano per estrarne l'oro e
l'argento, impiegato nelle trame durante la tessitura.
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