 zoom |
L’ostensorio a sole propone una tipologia
assolutamente analoga a quello eseguito nel 1728 da un ignoto orefice
per la vicina chiesa di Santa Maria a Ripa di Empoli. Il piede
circolare - rigonfio e rialzato sull'orlo decorato da una teoria di
foglie di acanto - presenta il corpo leggermente infossato e segnato
da tre grandi cartelle lisce, ovali, incluse fra girali vegetali. Il
fusto, sviluppato nella successione dei nodi, di cui i principali
piriforme ed a balaustro, si innesta nella mostra, costituita da una
raggiera irregolare, dalla teca circolare entro la cornice modanata e
da un sistema decorativo di piccole volute a ‘C’ molto incurvate
ed infiorescenze, che replicano gli ornati della base e dei nodi
includendo tre volti di cherubino alati. L’oggetto della pieve di
San Leonardo ripete in modo pedissequo, sia la tipologia, sia i motivi
ornamentali di numerosi arredi di ambito toscano collocabili nella
prima metà del Settecento. Una spiccata analogia strutturale emerge
dal confronto con un ostensorio conservato in questo stesso
territorio diocesano, nella chiesa di San Lorenzo ad Orentano, dove
troviamo un’eguale composizione della base ed un’equivalenza nella
decorazione del corpo interno del piede con cartelle fra volute
contrapposte alternate a festoni, tipico ornato vegetale che prosegue
fino all'innesto fra piede e fusto. La datazione del manufatto può
essere posticipata di alcuni decenni rispetto ai modelli collocati
intorno agli anni trenta, sulla base delle differenti modalità
esecutive della lavorazione a sbalzo della lamina. Infatti, mentre, ad
esempio, l’ostensorio di Santa Maria a Ripa manifesta un'esuberanza
ed un enfatico naturalismo ancora tipicamente tardo barocco, è
evidente che il segno rigido col quale sono descritti i particolari
vegetali e, soprattutto, le volute a ‘C’, colloca l'ignoto autore
del manufatto di Cerreto Guidi in una data avanzata alla metà del
XVIII secolo, epoca in cui le soluzioni ornamentali naturalistiche
erano, ormai, proposte senza l'originaria vivacità. La lettura del
punzone dell’orefice, il giglio in campo ovale, non agevola
l’individuazione della bottega, a tutt’oggi non documentata ed,
anche, il marchio del saggiatore, riferibile ad Adriano Haffner, non
determina una sicura cronologia rispetto a quella proposta, anche se,
considerando i differenti bienni in cui il noto argentiere ricoprì
la carica nel secondo quarto del secolo XVIII, siamo orientati a
ritenere più plausibile la datazione al 1751-1752 in quanto
convergente rispetto alle considerazioni stilistiche proposte.
|