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Il calice è ascrivibile alla tarda attività
dell'orefice fiorentino Andrea Cambi come si legge nell'inconfondibile
marchio con le iniziali intrecciate in campo circolare. La precisa
collocazione cronologica, alla fine degli anni cinquanta del XVIII
secolo, decennio nel quale sono documentati molti lavori del maestro,
è dedotta dalla lettura del marchio del saggiatore Jacopo Casamaggi,
che fu eletto nella carica soltanto nel biennio 1757-1758,
succedendo proprio allo stesso Andrea Cambi. In questo arredo
l'orefice esprime la piena adesione a soluzioni morfologiche
caratterizzate dalla combinazione di elementi lineari e
geometrizzanti, fortemente innovative rispetto a moduli che,
all’epoca, replicavano ancora impostazioni tardo-barocche.
Il calice centinato presenta un piede a sezione mistilinea a
gradini, formati dalla successione di modanature di diverso spessore,
che delineano anche il profilo mosso del sottocoppa. Le rigide
suddivisioni, segnate da nervature verticali che scandiscono le
superfici del corpo del piede e del fusto a sezione esagonale con nodo
principale piriforme, sono in minima misura mitigate dalla presenza
decorativa di cartelle a scudo lisce, costituiti da improbabili volute
ad ‘S’. Il risultato è una severa soluzione strutturale, basata
su giochi volumetrici e motivi ornamentali di estrema nitidezza, che
riscontrarono un grandissimo successo a partire dal settimo decennio
del secolo, come rileviamo in numerosi esempi di produzione
fiorentina. Il calice della Pieve di San Leonardo riveste, in questo
ambito, un grande interesse storico - critico, in quanto, grazie
alla precisa definizione dell’anno di produzione, si inserisce fra
i primi esempi di questa nuova tendenza e fornisce un ulteriore
termine di paragone per indagare l’attività di Andrea Cambi, il cui
catalogo è stato arricchito grazie a queste nuove attribuzioni.
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