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L'anomala punzonatura che non comprende il
marchio di garanzia della città induce a collocare l'oggetto dopo il
1781, data in cui venne escluso tale obbligo per gli argentieri di
Ponte Vecchio e delle altre città del Granducato lorenese. Infatti
anche se sono documentati arredi datati nella prima metà del
Settecento senza il marchio di Firenze occorre sottolineare che
l’ipotesi proposta è concordante sia con il dato stilistico, sia
con la presenza del sigillo PG in campo rettangolare, riferibile ad
un ignoto maestro, che qui potrebbe avere avuto il ruolo di
saggiatore, di cui conosciamo altre opere databili a questi stessi
anni. Tipologicamente il calice costituisce una testimonianza di
orientamenti riscontrabili dalla metà del XVIII secolo: il piede
circolare, con un orlo rigonfio molto sviluppato rispetto alla
dimensione del corpo interno bombato senza alcuna inflessione, si
innesta nel nodo piriforme tramite un ampio rocchetto a base
allargata, replicato nella parte superiore del fusto. Dall’analisi
complessiva dell'arredo deduciamo una datazione più avanzata nella
seconda metà del secolo: ci troviamo, infatti, di fronte ad un
repertorio decorativo che ripropone, in modo irrigidito e ripetitivo,
stilemi presentati nelle diverse modulazioni in numerosi manufatti
realizzati dalle botteghe fiorentine. Le cartelle a varie forme di
scudo mistilineo nella base, nel nodo e nel sottocoppa, ornati
caratteristici dei calici della seconda metà del Settecento, vengono
qui riproposte in modo molto semplificato, anche se arricchito dal
coronamento di una piccola foglia di acanto, che avvicina l’oggetto
ad un vaso sacro datato 1782 conservato nella pieve di San Cresci a
Borgo San Lorenzo; infine il motivo delle volute sottili, esili e
molto allungate che determina l'intero apparato decorativo risulta
affine a soluzioni utilizzate nelle valve di alcune navicelle databili
all’ultimo ventennio del secolo.
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