Onorio Marinari

I santi Domenico e Giustina

Fine dell'ottavo decennio del XVII secolo
olio su tela, cm 240 x 161

iscrizione sul bordo inferiore della tela: AL TEMPO Di DOMENICO DI ERASMO PESCATORI E DOMENICO DI BERNA MENICHETTI.

 

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Per la chiesa di Cerreto dipinse, in un quadro da altare, un san Domenico e una santa Giustina. 

Con questa breve frase Francesco Saverio Baldinucci indicava la presenza a Cerreto di un'opera del pittore fiorentino Onorio Marinari, che solo recentemente è stata identificata col dipinto conservato all'altare della cappella del Buonconsiglio della chiesa di Santa Liberata. Le ragioni di un così prolungato silenzio riguardo ad un’opera che pure veniva ricordata da una fonte tanto autorevole, vanno forse ricercate nelle vicende relative allo spostamento che la tela dovette subire, probabilmente alla fine dell’Ottocento, dalla pieve di San Leonardo alla chiesa di Santa Liberata. Ancora nella prima collocazione la ricorda infatti Giuseppe Ansaldi nella sua guida La Valdinievole illustrata. Un ulteriore impedimento per la corretta lettura del dipinto era inoltre costituito dal suo precario stato di conservazione: la superficie era infatti compromessa, oltre che da un'estesa bruciatura causata dalle candele nella parte centrale, da pesanti ridipinture (gli angioletti reggicortina in alto ed il compatto sfondo grigio-verde) seguite probabilmente al cambiamento di destinazione, che comportò anche l'apertura di una finestra nella tela, come la vediamo oggi, per accogliere un'immagine della Vergine.

L’identificazione della figura sulla destra con santa Giustina, invece che con Faustina o Cristina, sante per le quali esiste­va in questa chiesa una lunga tradizione, deve dunque tener conto della diversa provenienza del dipinto, concepito per un altare della pieve del quale purtroppo non rimane al­tra testimonianza. Oltre alla ricchezza dell’abito e alla pre­senza del giglio come unici ma generici attributi di santa Giustina, il Baldinucci poté inoltre vedere nel crocifisso ver­so il quale la santa si rivolge in atto di adorazione - tornato oggi alla luce grazie al recente restauro - un ulteriore attributo per il riconoscimento di quella santa.

Una composizione come quella che qui vediamo, con le due figure inginocchiate l’una di fronte all'altra, sembra aver dei precisi riferimenti nell'opera del Marinari in almeno due dipinti che derivano, con qualche leggera variazione, dallo stesso disegno: mi riferisco alla Madonna del Rosario della chiesa di Santa Maria a Lapo, presso Firenze (per la quale s registrano pagamenti nel 1678) e alla tela, di soggetto analogo, del Musée des Beaux-Arts di Brest. Il profilo della santa Giustina e il morbido adagiarsi al suolo delle pieghe della veste del san Domenico nella tela di Cerreto dipendono anch’essi dallo stesso disegno, seppure qui la resa pittorica appaia meno smaltata, direi quasi ‘vignalesca’ per certi effetti di ombreggiatura densa evidente soprattutto nei volti. L’uso di un chiaroscuro più marcato, unito ad effetti di sfumato, caratterizza - come sottolinea Paola Bruscoli - le opere del Marinari tra la seconda metà del settimo decennio e la fin del successivo, quando egli sembra essere maggiormente influenzato dallo stile di Simone Pignoni, partecipando “alla ricerca furiniana di una bellezza ideale”. Non è da escludere tuttavia che questi caratteri possano derivare al Marinari direttamente dal suo maestro Carlo Dolci, la cui di pendenza dal «mosso calore vignaliano» è stata giustamente sottolineata da Carlo Del Bravo.

In conclusione di questa breve scheda vorrei segnalare un'altra opera, attribuita ad Onorio Marinari da Roberto Contini, che presenta varie analogie col dipinto di Cerreto: si tratta di una tela conservata nella controfacciata della badia benedettina di San Godenzo, con in I santi Giacomo(?) e Filippo Neri in adorazione della Croce. Questi due santi hanno gesti e posizioni analoghi a quelli delle figure di Cerreto e il santo sulla sinistra (forse Giacomo) ha la stessa costruzione del volto del nostro san Domenico, con dense ombreggiature intorno agli occhi, sugli zigomi e ai lati della bocca. L’accostamento cronologico proposto dal Contini per il dipinto di San Godenzo con L'apparizione di Crísto a santa Maria Maddalena de’ Pazzi della chiesa fiorentina di Santa Maria Maggiore, suggerisce anche per quell'opera una datazione sul finire degli anni Settanta del Seicento, datazione che proponiamo dunque, anche in considerazioni dei confronti avanzati sopra con le due versioni della Madonna del Rosario, per la tela di Cerreto.