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Il prezioso calice si distingue per l’eleganza
della decorazione e per l’accurata lavorazione a sbalzo e bulino,
che mostra una grande capacità tecnica da parte dell’orafo, il
quale utilizza un repertorio iconografico che, dal piede al
sottocoppa, si ripete con variazioni minime seguendo in maniera
precisa i dettami del lessico post-tridentino. Troviamo ripetuti
i consueti simboli della Passione e le testine angeliche che
scandiscono
con regolarità gli spazi, dove le cartelle sono avvolte da svolazzi
vegetali, che in questo manufatto assumono una forte valenza
plastica e pittorica. Per motivi strutturali l’oggetto è
collocabile alla seconda metà del XVII secolo e più precisamente
intorno agli anni ottanta come sembrano indicare il nodo già
pienamente piriforme ed il piede, che, pur proponendo la tradizionale
sezione circolare con cornici decorate digradanti di ascendenza tardo
manierista, si qualifica per la leggera bombatura del corpo che
determina l’innesto sul fusto senza soluzione di continuità,
secondo una caratteristica comune alla produzione orafa di questi
anni. Il gusto per gli ornati fitomorfi, che appare dall'alternanza
delle ghirlande e delle palmette ai trofei di foglie e volute, si spinge
fino ad inglobare nel disegno le ali dei cherubini, quasi fossero
elementi vegetali, secondo una tendenza stilistica del tutto prossima
a quella espressa in un calice datato 1686, oggi conservato nel
monastero di San Niccolò a Prato. Riteniamo di poter identificare,
quale esecutore di entrambi gli arredi, lo stesso ignoto orafo
fiorentino, a capo di una bottega impegnata nella produzione di
oggetti sacri di elevato livello qualitativo, aggiornata rispetto
alle evoluzioni strutturali e compositive, ma anche espressiva di
una tendenza arcaicizzante negli schemi decorativi e nei modelli
iconografici, del resto comune a molte manifatture ancora legate a
soluzioni proposte nei primi decenni del secolo. L’ipotesi
attributiva risulta suffragata soprattutto dalle analogie nelle
soluzioni ornamentali e nelle modalità di esecuzione. Nei due
calici troviamo la medesima soluzione decorativa, che si sostanzia
in alcuni dettagli perfettamente identici, quali le raffinate
soluzioni
utilizzate nei medaglioni del sottocoppa, il cui profilo d’insieme
segue lo stesso disegno eseguito con eguale profondità di sbalzo, i
bellissimi cherubini con le alette incrociate ed i capelli inanellati
e scompigliati e le doppie volute contrapposte ad incorniciare gli
scudi sul corpo del piede.
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