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Reliquiario alla romana. Sul supporto ligneo a
gradini digradanti poggia una base sostenuta da volute a ricciolo, includente
una cartella mistilinea fra un sistema di volute contrapposte a
‘C’ ed a ‘S’ e, ai lati, due testine di cherubino. Il breve
fusto, segnato al centro da un altro angioletto disposto frontalmente,
è interrotto da un gradino orizzontale che introduce la mostra.
Questa propone un caratteristico profilo estremamente frastagliato,
determinato da una complessa successione di volute ed elementi
fogliacei, nei quali si stagliano due svolazzanti cherubini a figura
intera che sostengono la teca portareliquie, definita da una cornice
acantiforme, sormontata da un timpano baccellato e chiusa, all’apice
del reliquiario, da una croce pomellata fitomorfa. L’arredo, che
propone uno schema strutturale tradizionale ed una tipologia
decorativa peculiare nella produzione romana della seconda metà del
Settecento, si caratterizza per uno sbalzo fortemente rilevato, con
profonde incisioni che creano un effetto chiaroscurale plastico e
pittorico. Il marchio, con la croce radiante su tre monti, è
riferibile all’argentiere romano Tommaso Politi, che nel 1748
subentrò nella direzione della bottega orafa del padre Antonio. Si
tratta di un’attribuzione degna di nota che conferma la grande
qualità esecutiva del reliquiario di Santa Liberata: Tommaso Politi
partecipò, infatti, alla realizzazione di un importante corpus di
arredi commissionati dal Re portoghese Giovanni V per la cappella di
San Giovanni Battista nella chiesa di San Rocco a Lisbona, oggi
conservati nel Museu de Arte Sacra della capitale lusitana.
L’esecuzione del gruppo di “sei grandi candelabri in forma
triangolare barocca con ornati, figure allegoriche, e una croce
centrale” fu, presumibilmente, coordinata dall’orafo Angelo
Spinazzi che, direttamente, realizzò la croce e la coppia di
candelieri di misura mediana. I due candelieri grandi e quelli
piccoli, comunque alti oltre un metro, furono prodotti nella bottega
di Tommaso Politi che si avvalse della collaborazione di Francesco
Salci: gli arredi sviluppano un sistema decorativo di volute, festoni,
conchiglie, nicchie, figure di angioletti, che evidenziano uno stile
che evoca lo stesso “vento barocco”, che ritroviamo nel
reliquiario di Santa Liberata. La notorietà del maestro e la
particolare eleganza dell’arredo della chiesa di Cerreto dovettero
rappresentare un modello nel ricco e variegato panorama delle botteghe
romane: a conferma di quest'ipotesi abbiamo un altro reliquiario, che
ripete in modo perfettamente eguale, seppur su scala minore (altezza,
cm 38), lo schema compositivo e le soluzioni decorative del manufatto
di Tommaso Politi e che fu realizzato dall’argentiere Agostino
Corandelli intorno agli anni Settanta per una chiesa di Faenza, in
Romagna, terra ricca di testimonianze dell’oreficeria romana in
quanto appartenente, all'epoca, al territorio, dello Stato Pontificio.
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