Tommaso di Antonio Politi
(Roma 1717-1796)

Reliquiario di santa Liberata e santa Faustina

Terzo quarto del XVIII secolo
lamina d’argento sbalzata, cesellata, bulinata ed incisa; fissata su ani­ma di legno verniciata di chiaro. Base in legno dorato. Teca portareli­quie in vetro, metallo e raso dorato.

piccoli cartigli in pergamena scritti ad inchiostro nero ed applicati al­le reliquie della teca interna: OSSA SS. LIBERATAE V. FAUSTINAE V. SOROR. Sulla base sono impressi due punzoni, replicati sulla mostra, con bol­lo camerale di Roma, le chiavi incrociate sulla tiara papale e il simbo­lo dell’argentiere, una croce radiante su tre monti in campo ovale.

 

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Reliquiario alla romana. Sul supporto ligneo a gradini digradanti poggia una base sostenuta da volute a ricciolo, in­cludente una cartella mistilinea fra un sistema di volute con­trapposte a ‘C’ ed a ‘S’ e, ai lati, due testine di cherubino. Il breve fusto, segnato al centro da un altro angioletto disposto frontalmente, è interrotto da un gradino orizzontale che introduce la mostra. Questa propone un caratteristico profilo estremamente frastagliato, determinato da una complessa successione di volute ed elementi fogliacei, nei quali si sta­gliano due svolazzanti cherubini a figura intera che sosten­gono la teca portareliquie, definita da una cornice acantiforme, sormontata da un timpano baccellato e chiusa, all’apice del reliquiario, da una croce pomellata fitomorfa. L’arredo, che propone uno schema strutturale tradizionale ed una tipologia decorativa peculiare nella produzione romana della seconda metà del Settecento, si caratterizza per uno sbalzo fortemente rilevato, con profonde incisioni che creano un effetto chiaroscurale plastico e pittorico. Il marchio, con la cro­ce radiante su tre monti, è riferibile all’argentiere romano Tommaso Politi, che nel 1748 subentrò nella direzione della bottega orafa del padre Antonio. Si tratta di un’attribu­zione degna di nota che conferma la grande qualità esecutiva del reliquiario di Santa Liberata: Tommaso Politi partecipò, infatti, alla realizzazione di un importante corpus di arredi commissionati dal Re portoghese Giovanni V per la cap­pella di San Giovanni Battista nella chiesa di San Rocco a Lisbona, oggi conservati nel Museu de Arte Sacra della capitale lusitana. L’esecuzione del gruppo di “sei grandi candelabri in forma triangolare barocca con ornati, figure allego­riche, e una croce centrale” fu, presumibilmente, coordinata dall’orafo Angelo Spinazzi che, direttamente, realizzò la croce e la coppia di candelieri di misura mediana. I due can­delieri grandi e quelli piccoli, comunque alti oltre un metro, furono prodotti nella bottega di Tommaso Politi che si avvalse della collaborazione di Francesco Salci: gli arredi sviluppano un sistema decorativo di volute, festoni, conchiglie, nicchie, figure di angioletti, che evidenziano uno stile che evoca lo stesso “vento barocco”, che ritroviamo nel reliquiario di Santa Liberata. La notorietà del maestro e la particolare eleganza dell’arredo della chiesa di Cerreto dovettero rappresentare un modello nel ricco e variegato panorama delle botteghe romane: a conferma di quest'ipotesi abbiamo un altro reliquiario, che ripete in modo perfettamente eguale, seppur su scala minore (altezza, cm 38), lo schema compositivo e le soluzioni decorative del manufatto di Tommaso Politi e che fu realizzato dall’argentiere Agostino Corandelli intorno agli anni Settanta per una chiesa di Faenza, in Romagna, terra ricca di testimonianze dell’oreficeria romana in quanto appartenente, all'epoca, al territorio, dello Stato Pontificio.